Dal 3 novembre 2026 alle 23:59 EST (le 05:59 del 4 novembre in Italia), entra in vigore una nuova disposizione sanitaria per chi viaggia in aereo verso gli Stati Uniti. Tutti i passeggeri in partenza da un Paese estero dovranno rilasciare una dichiarazione con cui attestano di non essere stati presenti nella Repubblica Democratica del Congo (RDC) nei 21 giorni precedenti il volo.
La misura è stata introdotta dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) con un ordine del 22 ottobre 2026, successivamente modificato il 28 ottobre, nell’ambito delle precauzioni adottate per contenere il rischio di diffusione del virus Ebola negli Stati Uniti.
L’obbligo riguarda i viaggiatori di qualsiasi nazionalità, indipendentemente dal Paese di partenza, e si applica anche a chi raggiunge gli Stati Uniti per proseguire verso un’altra destinazione. La nuova formalità si aggiunge ai requisiti di ingresso già previsti, come ESTA o visto. Le compagnie aeree dovranno organizzare la raccolta delle dichiarazioni prima dell’imbarco.
Cosa prevede la nuova dichiarazione sanitaria
Ogni persona che si imbarca su un volo diretto negli Stati Uniti deve attestare di non essere stata fisicamente presente nella RDC nei 21 giorni precedenti.
L’obbligo riguarda:
- cittadini statunitensi;
- cittadini stranieri;
- titolari di Green Card;
- membri degli equipaggi, compreso il personale che viaggia in posizionamento (deadheading), senza svolgere mansioni operative.
La misura si applica anche ai voli privati, all’aviazione generale e ai voli cargo, nonché ai voli in partenza dagli aeroporti con preclearance statunitense.
Sono esclusi dall’ordine gli aeromobili che sorvolano gli Stati Uniti senza atterrare in un aeroporto statunitense. I territori statunitensi, come Porto Rico, Guam, le Isole Vergini americane, le Isole Marianne Settentrionali e le Samoa Americane, non sono considerati Paesi esteri ai fini di questa disposizione.
Chi non rilascia l’attestazione non può imbarcarsi. Una dichiarazione falsa può comportare conseguenze penali: il CDC richiama il 18 U.S.C. § 1001, che prevede possibili multe e pene detentive. Sono previste esenzioni molto limitate, ad esempio per i voli sanitari autorizzati che trasportano pazienti affetti da Ebola o per deroghe concesse dal CDC.
Come si presenta la dichiarazione: non è necessario stampare un modulo
Il passeggero non deve necessariamente stampare e compilare un modulo prima di recarsi in aeroporto. Secondo le FAQ del CDC, saranno le compagnie aeree a fornire e raccogliere la dichiarazione prima dell’imbarco sul volo diretto negli Stati Uniti.
L’attestazione può essere completata in formato cartaceo o digitale. Il CDC consente inoltre alla compagnia aerea di raccogliere verbalmente la dichiarazione e completare il modulo per conto del passeggero, a condizione che siano rispettati alcuni requisiti:
- il passeggero, o il suo rappresentante autorizzato, deve aver letto il testo della dichiarazione, su carta o tramite uno strumento digitale;
- il viaggiatore deve confermare di non essere stato nella RDC nei 21 giorni precedenti;
- l’addetto della compagnia deve registrare che il testo è stato letto e che la dichiarazione è stata rilasciata;
- deve essere creata una registrazione elettronica univoca, conservabile e disponibile alle autorità su richiesta.
Per i minori può rilasciare la dichiarazione un genitore, un tutore o un rappresentante autorizzato. Un unico rappresentante può attestare per tutti i componenti del gruppo di viaggio.
Le modalità operative possono variare da compagnia a compagnia: è quindi consigliabile verificarle con il proprio vettore prima della partenza. Le compagnie devono conservare le attestazioni per almeno 42 giorni e metterle a disposizione delle autorità statunitensi su richiesta.
Fonte: CDC, Requirement for Attestation by All Persons Traveling by Air to the United States, sezioni General FAQs e FAQs for Airlines.
RDC, Uganda e Sudan del Sud: quali restrizioni per chi viaggia negli USA
La nuova dichiarazione si affianca alle restrizioni di ingresso già previste per chi è stato nei Paesi interessati dall’emergenza. È importante distinguere le due misure: l’attestazione riguarda tutti i passeggeri e si riferisce esclusivamente alla RDC, mentre le restrizioni di ingresso dipendono dal Paese frequentato e dalla nazionalità del viaggiatore.
Repubblica Democratica del Congo. Chi è stato nella RDC nei 21 giorni precedenti, compresi i cittadini statunitensi e i titolari di Green Card, non può imbarcarsi su voli diretti negli Stati Uniti. Anche il semplice transito aeroportuale conta come presenza nel Paese: la regola si applica anche a chi ha fatto scalo in un aeroporto della RDC senza uscire dall’aeroporto o dall’aeromobile. Il volo verso gli USA è possibile dal 22° giorno successivo alla partenza dalla RDC, se sono rispettati gli altri requisiti.
Uganda e Sudan del Sud. I cittadini non statunitensi, compresi i titolari di Green Card, che sono stati in uno di questi Paesi nei 21 giorni precedenti la partenza verso gli Stati Uniti non possono entrare nel Paese. Anche in questo caso, il semplice transito aeroportuale è considerato presenza nel territorio.
I cittadini statunitensi possono invece rientrare, ma devono essere instradati attraverso uno degli aeroporti designati per i controlli sanitari: Washington-Dulles, Atlanta o New York JFK.
Le osservazioni delle compagnie aeree
La misura ha suscitato critiche da parte delle associazioni del settore. In lettere inviate al CDC alla fine di ottobre, l’International Air Transport Association (IATA) e Airlines for America (A4A) hanno chiesto di riconsiderare il provvedimento.
- IATA, che rappresenta oltre 370 compagnie aeree in più di 130 Paesi, ha giudicato irragionevole chiedere ai vettori di adeguare procedure e sistemi per raccogliere le attestazioni da ogni passeggero e membro dell’equipaggio in meno di due settimane. L’associazione ha inoltre contestato il fatto che l’obbligo riguardi il trasporto aereo, ma non quello marittimo o terrestre.
- A4A, che rappresenta tra gli altri American Airlines, Delta, United e Southwest, ha sostenuto che le modifiche ai sistemi di check-in, alle firme digitali, alle procedure negli aeroporti e alla formazione del personale non possono essere completate nei tempi previsti. Ha citato anche il dato di circa 130 milioni di passeggeri controllati dalla dogana statunitense nel 2025, di cui meno di 25.000 con un collegamento con la RDC, chiedendo di esentare equipaggi, militari statunitensi e viaggiatori in jumpseat.
Al 2 novembre 2026 non risulta annunciato alcun rinvio dell’entrata in vigore.
Cosa devono fare i viaggiatori italiani
Per chi parte dall’Italia verso gli Stati Uniti, la nuova disposizione comporta un adempimento aggiuntivo prima dell’imbarco. È necessario:
- verificare di non essere stati presenti nella RDC nei 21 giorni precedenti il volo;
- verificare di non essere stati in Uganda o Sudan del Sud nei 21 giorni precedenti la partenza: per i cittadini italiani, in questo caso, l’ingresso negli Stati Uniti non è consentito;
- informarsi presso la compagnia aerea sulle modalità di rilascio della dichiarazione;
- continuare a verificare i normali requisiti di ingresso, come ESTA o visto, in base alla propria situazione.
Chi ha fatto scalo in un aeroporto della RDC negli ultimi 21 giorni non può attestare di non essere stato nel Paese e, di conseguenza, non può imbarcarsi su un volo diretto negli Stati Uniti.
La misura è attualmente prevista fino alle 23:59 EST del 18 dicembre 2026 (le 05:59 del 19 dicembre in Italia), salvo modifiche o revoche anticipate da parte delle autorità statunitensi.
Domande frequenti
La dichiarazione è obbligatoria anche per i cittadini italiani?
Sì. Riguarda tutti i passeggeri che si imbarcano su un volo diretto negli Stati Uniti da un Paese estero, indipendentemente dalla nazionalità.
Serve anche se faccio solo scalo negli Stati Uniti?
Sì. La dichiarazione deve essere rilasciata prima di imbarcarsi sul volo diretto negli USA, anche se la destinazione finale del viaggio è un altro Paese.
Devo stampare e compilare un modulo prima di andare in aeroporto?
No, non necessariamente. La compagnia aerea fornisce e raccoglie l’attestazione. Può farlo in formato cartaceo o digitale oppure raccogliere verbalmente la dichiarazione e registrarla secondo le procedure previste dal CDC. È opportuno verificare con il proprio vettore le modalità adottate.
Se ho fatto scalo in un aeroporto della RDC, posso dichiarare di non esserci stato?
No. Il transito aeroportuale è considerato presenza nel Paese, anche se non si è usciti dall’aeroporto o dall’aeromobile.
Cosa rischio se rilascio una dichiarazione falsa?
Una dichiarazione falsa può comportare un procedimento penale ai sensi del 18 U.S.C. § 1001, con possibili multe e pene detentive.
La dichiarazione sostituisce l’ESTA o il visto?
No. È un adempimento sanitario aggiuntivo e non sostituisce l’ESTA, il visto o gli altri requisiti di ingresso negli Stati Uniti.
Le informazioni fornite hanno finalità esclusivamente informative e possono subire variazioni. Si invita a verificare sempre requisiti, procedure e aggiornamenti sui siti ufficiali governativi del Paese di riferimento.
Aggiornato il: 30 ottobre 2026


